Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 agosto 2026 * S. Teresa Jornet Ibars
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Vi chiamo amici
Testi liturgici: At 10,25sg; I Gv 4,7-10; Gv 15,9-17
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Abbiamo appena ascoltato le parole evangeliche: “Non vi chiamo più servi … ma vi ho chiamato amici …”.
Perché e in che modo ci considera e ci definisce suoi amici?
Se ci chiama amici vuol dire che si fida di noi. Proprio per tale motivo non ci nasconde nulla, ma ci dona la verità tutta intera, cosa questa che chiaramente è proprio il segno del suo grande amore. Egli dimostra il suo amore innanzitutto donandoci la Parola del Padre, come ha affermato: “Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”.

La Parola del Padre ci fa conoscere qual è la sua volontà e cosa sia a lui gradito. Dopo la Parola dimostra la sua amicizia attraverso i sacramenti, altro grande segno del suo amore.

È attraverso i sacramenti, infatti, che ci dona ogni grazia ed aiuto per riuscire a compiere la volontà del Padre. Da notare bene è che facendo questo lo fa senza alcun nostro merito, come pure ci fa intendere con le altre parole: “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi”.

Questo aiuto, che giunge attraverso i sacramenti, consiste soprattutto nel farci essere pieni del suo amore, come ha pure detto chiaramente: “Rimanete nel mio amore”.

Questa suo amore, però, è presente in pienezza solo quando esso corre vicendevolmente anche fra di noi. Ed è proprio quello ripetuto alla fine del brano: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.

Gesù lo sottolinea con tanta insistenza. Lo abbiamo ascoltato anche domenica scorsa, quando ci diceva di rimanere collegati a lui, come il tralcio lo è con la vite.

Tale amore è talmente importante e necessario per cui anche Giovanni lo sottolinea ancora nella sua lettera: “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio”.

Poi lo stesso Giovanni aggiunge quella che è la definizione di Dio, dicendo: “Dio è amore”.

Ma attenzione a capire bene. “Amore” non significa “buonismo”, cioè non consiste nel lasciar passare tutto senza richiamarci al dovere, se di fatto non ci rendiamo conto della gravità della situazione. A tal proposito, purtroppo, molti si comportano con leggerezza col dire che Dio è comprensivo ed è misericordioso.

Sì, è vero, è verissimo, ma ad una condizione. Dio perdona solo se noi, da parte nostra, riconosciamo di vivere in maniera sbagliata, altrimenti il suo perdono non ci raggiunge. Di fatto è come se gli girassimo le spalle. Questo comportamento avviene quando non riconosciamo il peccato e non mettiamo tutto l’impegno per non ricaderci nell’avvenire.

Qual è la conseguenza di questo nostro impegno?

È quello per cui, nonostante tutto, riusciremo a vivere sereni e gioiosi come del resto Gesù stesso ha affermato: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

Solo in questo senso possiamo ben comprendere anche l’espressione di Pietro: “Sto rendendomi conto come Dio non fa preferenze di persone , ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.

Noi potremmo aggiungere che il Signore non guarda l’età della persona, non guarda il ruolo che essa svolge, non guarda la sua cultura, non guarda se è stimato o meno dagli altri.

Guarda solo se cerchiamo la sua volontà, se sappiamo perdonarci, se ci amiamo veramente.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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