Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 settembre 2026 * S. Gennaro vescovo
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29 Giacono e GiovanniTesti liturgici: Is 53,10-11; Sl 32; Eb 4,14-16; Mc 10,35-45
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Interessante la domanda di Giacomo e Giovanni: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.
In altre parole significa di riuscire ad avere i primi due posti di onore, accanto a chi è capo e presiede.
Sembra proprio di trovarci in campo politico, in cui si vogliono raggiungere posti di comandi e rimanerci comodamente!
La risposta di Gesù è stata: “Voi non sapete quel che chiedete”.
Questa risposta non è un rimprovero, ma è un richiamo a comprendere bene quello che stanno chiedendo.
Gesù chiarisce che per poter realizzare quanto richiesto e per essere vicini al capo, è necessario partecipare alla sua sorte, cioè “bere al calice” ed “essere battezzati”.
Il calice, nel significato biblico, è la morte. Il battesimo è tutto il male che si scatena contro chi è giusto e si comporta bene, cercando di travolgerlo.
In altre parole, Gesù parla loro della croce alla quale andrà incontro applicando a sé le parole del Servo del Signore, ascoltate nella prima lettura.
Anche ai tempi di Gesù aspettavano questo Servo, chiamato Messia, che da lungamente attendevano come liberatore. Pensavano che avrebbe liberato il popolo in maniera trionfante, attraverso mezzi portentosi e spettacolari. Non immaginavano, invece, che egli avrebbe raggiunto lo scopo attraverso la sofferenza e la morte.
Alla domanda, Gesù afferma che anche ai due discepoli capiterà la medesima sorte.
Non l’avesse mai detto!
Scatta la gelosia e l’indignazione degli altri dieci.
Gesù coglie l’occasione per dare un grande insegnamento: “Voi sapete che coloro che sono considerati i governati delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono”.
Come è vero tutto questo, anche ai nostri giorni!
Infatti, l’ambizione, l’apparire, il contare qualcosa, tutti lo portiamo dentro.
Forse ci scandalizziamo quando la vediamo negli altri, a cominciare dai governanti. Indignati, ce la prendiamo con loro, senza renderci conto che se fossimo al loro posto, pur con le iniziali buone intenzioni, potremmo cadere allo stesso livello.
Non mancano neppure in noi le ambizioni, dettate da superbia, orgoglio e interesse. Potremmo dire di averle nel nostro DNA. Basta soltanto che si creino determinate situazioni o condizioni, che subito ci accorgiamo di quanto teniamo a certi posti e a certe posizioni particolarmente visibili.
Qual è la risposta di Gesù?
Eccola: “Tra voi, però, non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”.
Come del resto, lui stesso sta facendo.
La conclusione, dunque, per noi è di convertirci. Siamo chiamati ad un cammino di umiltà, nel servizio gioioso degli altri, senza aspettarsi nulla in cambio.
È possibile riuscirci?
Certamente! Perché il Signore non ci abbandona e ci aiuta, come abbiamo ascoltato nella seconda letture: “Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.
Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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