Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 agosto 2026 * S. Magno vescovo
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Santa Famiglia
Gen 15,1-6; 21,1-3; Eb 11, 8.11-12.17-19; Lc 2,22-40

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Quanti problemi nella vita!
Chi di noi, quale nostra famiglia non si trova nella situazione di dover affrontare difficoltà ed anche grossi problemi senza riuscire a risolverli pienamente, senza trovarvi una via d’uscita?
La festa di oggi vuol farci coraggio dicendoci che analoghi problemi li ha vissuti anche la Santa Famiglia di Nazaret, basti solo pensare alla necessità di dover fuggire e vivere da esiliati in Egitto. Se da una parte ha vissuto tale esilio con sofferenza, dall’altra lo ha pure superato con serenità.
Si tratta di ammirare ed imitare il loro esempio, senza cadere nella scusa espressa da qualcuno: “Ma quella non era una famiglia come la nostra, essa era privilegiata, vi era presente il Figlio di Dio!”.

È vero che è stata una famiglia singolare! Ma dobbiamo pure ammettere che il Figlio di Dio si è fatto uomo per essere in tutto simile a noi; ha voluto vivere in una famiglia con ogni sorta di problemi come vi sono nelle nostre.

A questo punto ci domandiamo: come superare tali problemi?

Ce lo ha detto la Parola oggi ascoltata. Ci ha suggerito che il primo modo per superarle sta nel vivere sempre aggrappati alla fede. Ecco perché a tale scopo ci ha presentato alcuni personaggi.

Il primo di essi è Abramo, un vero campione della fede, definito per l’appunto: “Nostro padre nella fede”.

Qual era il problema più grosso che aveva Abramo?

Quello di non potere avere un figlio che potesse perpetuarne la discendenza. Con tristezza si era rassegnato, non essendogli più possibile a causa della sua età e per la sterilità della moglie.

Ma ecco la parola del Signore: “Non temere, Abramo. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande … Uno nato da te sarà tuo erede … Guarda le stelle del cielo, se riesci a contarle … Tale sarà la tua discendenza”.

Abramo non si mette a discutere con Dio, non dice come a volte diciamo noi: “sarà!”. Egli, invece, crede e attende nella speranza. Proprio in forza di questa fede e speranza avviene il miracolo e nasce Isacco.

Un analogo comportamento avverrà pure quando in seguito il Signore gli chiederà di sacrificare il figlio stesso. Una assurdità non conciliabile con la promessa fattagli in antecedenza. Eppure ha continuato a credere e sperare.

La sua fede ci è stata descritta molto bene nella seconda lettura. Ecco alcune espressioni: “Per fede Abramo obbedì e partì senza sapere dove andava… Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco… Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, poté diventare madre…”.

Certamente nella logica umana è una assurdità, ma non in quella di Dio. Abramo crede che nell’assurdità di Dio vi è molta più luce che nei ragionamenti degli uomini, per quanto essi possano sembrare sensati.

La fede è proprio qui: vedere chiaramente, pur in mezzo ad un buio pesto.

In quante situazioni analoghe, inspiegabili, contraddittorie potremmo trovarci anche noi!

Sullo stesso filone prosegue anche il brano evangelico.

Maria e Giuseppe, in forza della legge di Mosè, portano il bambino al tempio per offrirlo al Signore. Non mettono in discussione tale osservanza anche se giustamente potevano esserne dispensati, in quanto superflua, in quanto Gesù era già appartenente a Dio, essendo Dio lui stesso.

Giuseppe e Maria, invece, non dicono una parola, ma obbediscono alla legge. Non solo, ma poi ascoltano e credono anche a quanto profetizzato da Simeone e Anna. Lo accettano anche se prevede sofferenza: “Una spada ti trafiggerà l’anima”.

Cosa insegna tutto questo alle nostre famiglie?

Si tratta di usare meno parole e dare più spazio all’ascolto. Certamente alla parola di Dio, ma anche a quello vicendevole tra marito e moglie, tra genitori e figli. Un ascolto vicendevole, tale che non scenda solo ad una sterile discussione, ma diventi un dialogo costruttivo.

Perché questo avvenga è anche necessario non perdere mai la fiducia nell’amore fedele di Dio e nel suo aiuto.

Quello che Dio compie o permette, va accolto con un silenzio pieno d’amore: solo così si crea nel proprio cuore quella disponibilità che poi rende “possibile l’impossibile”.

Una cosa è certa: se c’è l’attesa fiduciosa e paziente dell’intervento di Dio nella nostra vita, egli non ci deluderà mai. E noi vivremo nella pace.

Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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