Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 agosto 2026 * S. Magno vescovo
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27 Uomo non dividaTesti liturgici: Gen 2,18-24; Sl 127; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16
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Come è da intendersi l’espressione iniziale della prima lettura: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”?
Proviene dalla costatazione che non ha trovato nessuno, fra le cose create, con cui mettersi in relazione. Infatti, tutte le altre creature, compresi gli animali che non hanno un’anima e l’intelligenza con cui installare un rapporto di comprensione e di amore.
L’immagine della costola vuol significare che da un essere già vivente ne è stato creato un altro, della stessa natura e del tutto simile, allo scopo di potersi mettere in dialogo e ricreare l’unità; di modo che delle due persone tornino ad essere una persona sola.
Tanto è vero che l’uomo esclama: “Questa volta è osso delle mie ossa, carne della mia carne. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta”.
Questa visione dell’uomo e della donna è bellissima per la sua positività. Non c’è niente di sbagliato o di peccaminoso, ma nel dialogo e nel rapporto tra l’uomo e la donna, così come è stato pensato da Dio, vi è solo armonia e intesa perfetta.
Questa riflessione aiuta a correggere le convinzioni errate che abbiamo riguardo alla relazione che intercorre tra l’uomo e la donna.
Il rischio, in certi casi, è quello di rendere tale rapporto squilibrato, dimenticando che l’essere umano è completo, nel progetto di Dio, soltanto quando in esso vi è posto per entrambi, con rispetto da ambo le parti.
Il brano conclude dicendo: “I due saranno un’unica carne”.
Attenzione! Essere una sola carne non ha soltanto un significato fisico, come alcuni potrebbero pensare.
Indica, invece, che Dio ha pensato l’uomo e la donna in continua relazione e dialogo profondo. Pertanto, la cosa riguarda anche coloro che, o per scelta o per impossibilità, non possono essere una sola carne fisicamente. Nessuno è chiamato a vivere in maniera solitaria, appunto come detto dal Signore: “Non è bene che l’uomo sia solo”.
A questo punto vien da pensare ad un grave rischio dei rapporti umani, prodotto dalla cultura attuale. Oggi assistiamo al fatto che le relazioni sono sempre più virtuali, con il risultato che proprio il motivo della relazione, cioè la fine della solitudine, viene messo a rischio.
Per fare un esempio - senza nulla negare all’utilità dei messaggi telefonici e della posta elettronica o dei siti web – una cosa è la comunicazione scritta, altra è quella della viva voce.  
Chiaramente legato al brano della Genesi, su cui abbiamo riflettuto, è quello del Vangelo, in cui viene chiesto se è lecito ad un marito ripudiare la propria moglie.
E Gesù che risponde: “Non son più due, ma una carne sola. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.
Queste parole di Gesù richiamano la bellezza e la serietà dell’amore matrimoniale.
Un amore che non può essere limitato da leggi umane, come purtroppo è avvenuto, né da scelte personali, come purtroppo avviene.
L’amore tra uomo e donna nel matrimonio è indissolubile e dura tutta la vita.
Nessuno può sminuire la verità che Gesù afferma con decisione.
È bello per noi riflettere su queste parole del Signore. Tutte le volte che vogliamo mettere leggi sul matrimonio e sul tipo di matrimonio, senza rispettare questa verità dell’amore, stiamo snaturando il suo senso e stiamo disobbedendo al Signore.
Con quali conseguenze?
È come se gettassimo un sasso in alto, sopra di noi: corriamo il rischio che ci ricada addosso.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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