Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 settembre 2026 * S. Gennaro vescovo
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24 Prendere la croceTesti liturgici: Is 50,5-9; Sl 114; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35
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La chiave di lettura, per comprendere le parole di cui alla prima lettura, è data dalla fiducia del personaggio che affronta il giudizio e la sofferenza. Esso, a sua volta, è la figura del Cristo sofferente.
Infatti, le stesse parole sono ben applicabili alla persona di Gesù: “Ho presentato il dorso ai flagellatori, non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi”.
Quando, come in questo caso, c’è un giudizio di ingiusta condanna, in quanto l’imputato è innocente, non rimane che affidarsi ad un altro giudizio, a quello di Dio. Ed infatti, conclude: “Ecco, il Signore mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?”.
Il profeta si rende conto benissimo che, per quanto si trovi nella situazione di persecuzione e di sofferenza, Dio è con lui. Nessuno può togliere dal suo cuore la certezza che, nel momento del bisogno, il Signore non mancherà di aiutarlo.
Queste parole valgono anche per noi, quando ci troviamo in situazioni analoghe.
Nella vita ogni sofferenza, incomprensione o persecuzione, non deve farci dimenticare la cosa fondamentale: Dio è sempre con noi, non ci lascia mai soli.
È sempre lui che infonde nel nostro cuore coraggio e fiducia, perfino per sfidare le avversità; per riuscire a vedere la luce, nonostante il buio. Egli è al nostro fianco come fedele compagno: ci dà sempre forza per sopportare ogni tipo di croce.
La croce! È l’argomento del vangelo: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Questa affermazione di Gesù viene dopo l’atteggiamento e le parole di Pietro. Egli non voleva che Gesù soffrisse e morisse.
Attenzione, però, a non banalizzare la croce. Non riduciamola solo e soprattutto alle sofferenze che possiamo avere a livello naturale e umano.
La croce vera, di cui parla Gesù, si riferisce innanzitutto alle conseguenze che provengono dal fatto di vivere coerentemente la vita cristiana.
In tale senso, la croce per il cristiano è una cosa normale. Se si vive bene, ci sarà sempre chi si mette contro, nelle forme più svariate.
Questo, però, non è un peso che impedisce il cammino, ma è un segno caratteristico; è una specie di distintivo che dà senso e valore al cammino stesso, confermando che siamo sulla giusta strada.
Chi prende con amore la propria croce e, nonostante tutto, continua a camminare, lo fa perché si fida di Dio.
Quanta fatica deve fare il Signore anche con noi per convincerci a comprendere il vero senso della sua missione nella nostra vita!
Egli non è venuto per farci star assolutamente bene in questa terra, e per risolvere tutti i nostri problemi sul piano fisico e materiale; è venuto, invece, per essere la strada che ci conduce al Padre, cioè per la salvezza eterna.
Non dimentichiamo che tale vita, a volte, passa per sentieri oscuri e scoscesi, tutt’altro che comodi: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Ciò è possibile solo se abbiamo un buon bagaglio di fede, la quale, a sua volta, non è sempre in sintonia a quello che pensiamo noi o che pensano gli altri.
Ce lo ha spiegato bene Giacomo: “A che serve se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo?”.
È questo il modo per vedere se e quanta fede abbiamo; si tratta di un test importante per capire cosa stiamo facendo veramente con Dio.
Corriamo il rischio, infatti, di illuderci e di camminare su vie che in realtà non solo non ci portano a Dio, ma che purtroppo ci allontanano da lui.
Il riscontro della nostra fede è dato dalle opere; una persona ha tanta fede in proporzione all’amore che ha nei confronti di Dio e degli altri.
Le due realtà camminano di pari passo. Non c’è capacità di vero amore se questo non è sostenuto dalla fede; non c’è vera fede se non porta alle opere di vera carità.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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