
Testi liturgici: Dt 6,2-6; Eb 7,23-28; Mc 12, 28-34
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Per quale motivo lo scriba pone la domanda a Gesù: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”.
Noi dal catechismo abbiamo imparato che i comandamenti di Dio sono dieci, oltre ai cinque precetti generali della Chiesa.
I Giudei invece, oltre a quelli chiesti dal Signore, di mano in mano e di propria iniziativa, hanno aggiunto tanti altri precetti, addirittura altri seicentotredici. Questo allo scopo di poter aiutare la gente ad osservare meglio la legge del Signore. In realtà l’avevano talmente complicata da renderne praticamente impossibile la loro osservanza.
Pertanto, è comprensibile la domanda dello scriba, appunto perché la gente non ci capiva più nulla e viveva in una gran confusione.
Quante volte anche noi, per i tanti messaggi ed opinioni che ci giungono da tante parti - spesso perfino contradditori fra loro - ci creano una grande confusione! Non sappiamo più dove sta la verità.
Chiara la risposta di Gesù. Egli riassume tutti i comandamenti e precetti in uno solo, quello di “amare”. Chi vive nell’amore sta osservando tutti i comandamenti. Comunque, c’è da tener presente che l’amore è come le due facce di una stessa medaglia. Non si può amare Dio senza amare il prossimo e non si può amare il prossimo nella verità senza che vi sia l’amore di Dio.
In cosa consiste questo nostro amore verso Dio e verso il prossimo?
Lo si comprende proprio con la prima battuta con cui risponde Gesù: “Il primo comandamento è: ‘Ascolta, Israele!’”.
Si tratta semplicemente di dare ascolto al Signore. Egli non manca di farcelo capire attraverso la sua diretta parola ed anche attraverso i fatti della vita e della storia da saper leggere solo alla luce di Dio.
Per similitudine avviene come quando una buona mamma o un buon papà, in tono piuttosto severo, ammoniscono il figlio che fa i capricci e non vuole ascoltare: “Guarda che se non lo ascolti quello che ti diciamo, andrai a finire male”.
Sostanzialmente è quello che Dio dice al popolo ebraico per bocca di Mosè prima di entrare nella terra promessa, dopo quarant’anni di vita nel deserto, dove purtroppo spesso avevano agito di testa propria. Ma è anche quello che dice continuamente a noi.
Ascoltare è sinonimo di comprendere e di conseguenza di obbedire. Questo a sua volta sottintende anche il “non dimenticare” e il “mettere in pratica”.
Noi invece come ci poniamo davanti a Dio?
Solitamente quando ci mettiamo a pregare, normalmente ci limitiamo a chiedergli qualcosa, sia pure cosa buona. Nulla da dire, ma prima di questo vi è un altro atteggiamento.
Si tratta di manifestare il nostro primo gesto di amore che cioè, ancor prima di chiedere qualcosa al buon Dio, dobbiamo metterci in ascolto di lui.
Solo dopo questo ascolto comprendiamo quanto Dio ci ama e quanto ha fatto per noi mandando il suo Figlio ad incarnarsi per la nostra salvezza. Capito questo, ci accorgiamo che è necessario il contraccambio nell’amare come ama lui. Se lui ama tutti indistintamente nessuno escluso, anche noi non possiamo non amare il prossimo non escludendo nessuno, neppure il nemico e chi ci fa del male.
Se da una parte si ama Dio, nell’ascoltarlo; all’altra si ama il prossimo per dimostrando che abbiamo ascoltato il Signore.
È quello da intendere nell’espressione pronunciata da Mosè: “Temi il Signore, tuo Dio”.
È chiaro che il temere non consiste nell’aver paura del Signore, tutt’altro. Sta nel fatto di riconoscerlo come unico Signore, in quanto non vi è altro Dio al di fuori di lui, per cui si merita il primo ed unico posto nella nostra vita. Solo lui è il tutto nella nostra vita.
Ed è proprio in questo senso che comprendiamo il significato delle successive parole: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello