Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 agosto 2026 * S. Magno vescovo
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Seconda avvento C
Testi liturgici: Is 55,1-11; 1 Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

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La festa di oggi, quella del Battesimo del Signore, potrebbe sembrare un fuori luogo ed anche stonata se la guardiamo solo da una certa angolatura.
Perché dico questo?
Perché nel catechismo abbiamo imparato che il Battesimo toglie il peccato originale. Ed è vero!
Ma se Gesù era senza peccato originale, ne aveva bisogno? Certamente no, ed anche questo è vero!

Però in tutte le cose, dobbiamo vedervi non solo il lato negativo ma anche quello positivo.

Per il battesimo di Gesù, qual è stata la parte positiva?

In primo luogo è stata quella di manifestare e far comprendere a noi che egli era Dio e che faceva parte della Santissima Trinità. Nell’episodio che abbiamo ascoltato, se abbiamo notato bene, questo è avvenuto sia con fatti, sia con le parole.

C’è il fatto che è presente lui; è presente lo Spirito Santo che discende come una colomba, si sente la voce del Padre che proclama: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

In secondo luogo, da quel momento Gesù ha avuto l’incarico ufficiale di portare la salvezza a tutti e più precisamente, come fra poco diremo nel prefazio, a “portare il lieto annunzio ai poveri”. Chi di noi in qualche maniera non è povero, chi di noi non ha bisogno di lui?

Quale è stata la parte positiva del nostro battesimo?

Nel mentre si è realizzata quella che abbiamo chiamato negativa, quella di toglierci il peccato originale, nel contempo c’è stata quella positiva.

Anche noi con il battesimo siamo entrati a far parte della famiglia di Dio, della famiglia trinitaria.

Come è avvenuto questo?

È avvenuto per il fatto che, proprio attraverso il battesimo siamo stati innestati in Gesù, come tralci nella vite. Con lui, in quanto sue membra, siamo una cosa sola. Ora, se lui è figlio di Dio, anche noi lo diveniamo. Se lui è seduto alla destra del Padre, anche noi ne siamo eredi con la vita senza fine del paradiso.

Anche su noi è sceso lo Spirito Santo che, se non glielo impediamo, ci accompagna ogni giorno santificando la nostra vita. Anche per noi il Padre proclama: “Tu sei mio figlio”.

Ma vi è pure la seconda parte di tale voce, quella che dice: “In te ho posto il mio compiacimento”.

Se la prima parte della voce avviene comunque, potrebbe non avvenire nella seconda sua parte.

Non avviene quando non ascoltiamo e non siamo obbedienti al Signore, quando non cerchiamo di fare la sua volontà.

Se manca questo, ci meritiamo quello che ci ha detto per bocca di Isaia: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?”.

 Chiaramente è un linguaggio simbolico. Esso serve per dirci che spesso utilizziamo tempo ed energie per cose che non sono essenziali. Poi il testo prosegue: “Voi che non avete denaro, venite: comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte”.

Perché senza denaro?

Perché, quello che ci occorre, è già stato pagato da Gesù. Per noi è del tutto gratuito. Ecco perché è necessario e bello seguire lui. In altre parole, si tratta di convertirci veramente nell’accettare e fare la volontà di Dio.

Invece noi, purtroppo, facciamo di testa nostra. Ci fidiamo più di noi stessi e anche di altri, più che di lui, per cui ci meritiamo la successiva espressione di Isaia: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti”.

È vero! Solo nel Signore e con il Signore avremo vere soddisfazioni nella vita.

Sac. Cesare Ferri rettore del Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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