Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 agosto 2026 * S. Teresa Jornet Ibars
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NativitaTesti liturgici: Is 52,7-10; Sl 97; Eb 1,1-6; Gv 1.1-18
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Stiamo celebrando la terza Messa, fra quelle proposte per il Natale, ed è quella del giorno. Essa viene dopo quella della notte e quella del mattino, ognuna delle quali ha formulari e letture proprie.Tutte le letture hanno come sfondo la “luce” che è Cristo, e tutte pertanto sono all’insegna della gioia.
In quella della notte si sottolinea il fatto che Cristo è luce e gioia per tutte le genti; in quella del mattino si sottolinea il fatto che la sua presenza è rivelata ai pastori, cioè alle persone umili e povere, le quali meglio possono comprendere ed accogliere il Signore.

In questa Messa ci viene detto che tale evento proviene da molto in alto, dal Dio eterno il cui Verbo, cioè la sua Parola di luce e di verità, si è incarnata ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. È un grande mistero! È avvenuto dopo una lunga preparazione, come ci ha descritto la lettera agli Ebrei.
Essa ci dice che lungo i secoli Dio ha parlato in diversi modi, per farsi conoscere dagli uomini e per farsi capire da loro. Lo ha fatto, diremmo noi, con fatica perché si è dovuto continuamente adattare alla loro capacità di comprensione, infatti non riuscivano a capire il suo mistero d’amore.
Innanzitutto ha parlato ai patriarchi, poi lo ha fatto per mezzo dei profeti, ma purtroppo questi mezzi erano parziali e incompleti.
Per ultimo ed in maniera definitiva, ha parlato per mezzo del Figlio.
Il brano di vangelo, poi, ci ha rivelato la sua origine ed il suo compito. Esso è l’inizio del Vangelo di Giovanni; si apre in maniera molto solenne, ci rivela come Gesù sia il Verbo eterno; egli viene a rischiarare le tenebre del mondo, cioè gli errore degli uomini, proponendo se stesso, come vera luce e mezzo di salvezza.Tuttavia gli uomini sono liberi: essi possono accogliere Gesù e vivere della sua luce, oppure rifiutarla.
Alcune espressioni lo hanno detto chiaramente: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… eppure il mondo non lo ha riconosciuto… Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto”.
Questo è davvero tremendo, soprattutto quando si pensa che Dio non vuole nulla per sé, perché non ha bisogno di noi; vuole solo la nostra felicità. Rifiutandolo, quali conseguenze ne seguono?Quelle che, purtroppo, molti stanno vivendo e che tutti possiamo costatare.
Quanta gente, anche se dice di credere, di fatto non accoglie Gesù e il suo Vangelo; con questo si trova nel rischio di non vivere nella pace interiore e di essere permanentemente scontenta di tutto!
Non è forse così? Noi, da quale parte stiamo, tra chi accetta o tra chi rifiuta?
Non dimentichiamo che Dio non si impone mai, non violenta mai la libertà dell’uomo e, pertanto, tutti sono liberi di accoglierlo o di rifiutarlo.Che terribile tragedia, però! Purtroppo il potere della nostra libertà è talmente grande che può chiudere fuori della porta colui che ci ha creato, colui che ci ama, colui che ci illumina e che ci sostiene, con tutte le conseguenze negative a nostro svantaggio!
Ma se sapremo fargli spazio, credendogli e mettendo in pratica il suo insegnamento, cioè se faremo la volontà di Dio, vivendo da veri suoi figli, allora saremo nella gioia. Avremo in noi la sua stessa vita, saremo capaci di vivere del suo stesso amore, proprio secondo la parola ascoltata: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”.
Praticamente ed in altre parole, già da questa terra possiamo assaporare un po’ di paradiso!  
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

(Eventualmente per la Messa della notte)
Tutti celebrano il Natale, ma non tutti quello cristiano. La maggior parte celebra il “natale consumistico”, evidenziando la figura del così detto “babbo natale”.Noi, invece, stiamo celebrando il Natale cristiano.
Non è la celebrazione di “un natale ordinario”, cioè la nascita di qualcuno, ma celebrando “il Natale”, con la lettera maiuscola, ed è un fatto del tutto straordinario. Infatti, colui che nasce non è semplicemente un uomo, ma è Dio fattosi uomo. Anche questa nascita è avvenuta in una famiglia: con una madre, Maria che ha gestito e partorito; con un padre, Giuseppe che si è fatto legalmente garante per la sicurezza e la serenità di una casa.
Gesù, anche se Figlio di Dio, ha avuto bisogno di una famiglia per crescere ed essere educato; per essere nutrito e per capire chi fosse e a quale compito fosse chiamato.Infatti, egli non è nato sapendo già tutto di se stesso e della vita, non ha esercitato le sue capacità conoscitive immediatamente e in modo completo. Ha avuto bisogno di crescere, appunto, in una famiglia che lo amasse e lo aiutasse a maturare, sia nella coscienza di chi fosse, sia nella forza necessaria per poter compiere la volontà del Padre celeste.
Purtroppo, viviamo tempi molto difficili in cui la famiglia è decisamente in crisi, sia a livello istituzionale, sia a livello di relazioni che in essa si devono radicare e strutturare.
Ma non siamo qui per sviluppare questo, ma per riflettere sulla parola ascoltata, che deve farci esultare di gioia.
La prima lettura ci ha detto: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce… Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia… Perché un bambino è nato per noi… il suo nome sarà Dio potente… principe della pace”.
Ci fermiamo su due di queste espressioni.La prima: “Ha visto una grande luce!”. La luce! Segno di gioia e portatrice di gioia!
Con questa ottica dobbiamo guardare le maggiori luci che, in questo periodo, brillano davanti alle abitazioni e lungo le strade.
È vero che l’origine storica del fatto è da ricercarsi per l’apice che ha raggiunto il buio della notte, ed è necessario pertanto avere più luce. Ma noi cristiani lo leggiamo anche con un significato simbolico. Siamo pieni di gioia perché è nato Colui che ci porta la luce vera.
La seconda, quella dell’angelo ai pastori, che pure parla di gioia: “Non temete, vi annuncio una grande gioia… oggi è nato per voi un salvatore!”.
Gli auguri che ci si scambiano, dovrebbero fare eco a tale gioia!Una gioia, però, che non si ferma solo all’oggi, ma che, nonostante tutto, si prolunga nella vita, perché quel Salvatore che è nato, è tuttora presente in mezzo a noi: ci sostiene e ci aiuta in ogni situazione della vita, sia pure drammatica e dolorosa.

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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