Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 agosto 2026 * S. Teresa Jornet Ibars
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11 Granella di senape
Testi liturgici: Ez 17,22-24; 2Cor 5,6-10; Mc 4,26-34
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Sappiamo che Gesù è venuto per stabilire il regno di Dio sulla terra, del quale tutti gli uomini sono invitati a farne parte e così poter essere felici per l’eternità.
Cosa è il regno di Dio?
Potremmo dire che il regno di Dio non è altro che la sua presenza in noi. Si tratta di crederci veramente, per poterlo esperimentare sin da questa vita. In altre parole, si tratta di vedere la vittoria definitiva del bene sul male.

Purtroppo, dalla maggior parte degli uomini di ogni tempo, questa consapevolezza non è pienamente compresa e vissuta. Neppure lo era ai tempi di Gesù. Infatti, gli occhi di coloro che lo circondano, vedono solo lui con un piccolo gruppo di discepoli, senza istruzione e senza influenza alcuna.

Ed allora, come è possibile che il suo regno si estende in tutto il mondo?

Ebbene Gesù, proprio per aiutare i presenti a comprendere la verità nel modo giusto, racconta le due parabole, quella del seme di grano e quella del granello di senape. Ognuna di esse considera un aspetto particolare di come si  realizza il suo regno.

La prima parla del seme che è messo sotto terra. Chi compie questa azione lo fa per poter raccogliere altri semi moltiplicati. Ovviamente, questi nuovi semi non vengono raccolti il giorno seguente. Il contadino lo sa bene, e quindi sa aspettare con fiducia il tempo del raccolto. Anche se al momento, almeno ai suoi occhi, tutto sembra fermo e inattivo, di fatto il chicco per una sua capacità intrinseca non si ferma. Esso germoglia, cresce, si moltiplica, matura, sino a raggiungere il tempo del raccolto.

Ora l’applicazione a noi. Sappiamo attendere con pazienza i nostri buoni desideri? Crediamo che, messi nelle mani di Dio, si realizzeranno se sono nella sua volontà? Ma crediamo anche che i tempi di Dio non sono i nostri?

Purtroppo, anche a noi qualche volta potrebbe capitare di condividere l’inquietudine dei primi discepoli. Potrebbe sembrare che i nostri buoni desideri, le nostre opere di bene, la nostra testimonianza di fede, siano inefficaci e che pertanto il regno di Dio di fatto non progredisce.

Non è così. Liberiamoci da ogni paura. Restiamo calmi e fiduciosi, perché Dio è con noi. Egli continua a garantirci che il suo regno, nonostante tutto, sta crescendo proprio come detto dalle parole di Gesù: “Come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa”.

La prima parabola, dunque, ci insegna che il regno di Dio sta crescendo, anche se all’apparenza, per tutto quanto capita, potrebbe non sembrare.

La seconda parabola cosa ci insegna?

Ribadisce lo stesso concetto. Come il seme di senape, anche se è molto piccolo, può diventare una grande pianta, così è altrettanto vero che i cristiani, anche se sono una minoranza, tuttavia sono per la salvezza del mondo. È vero che sono come un piccolo seme, ma se donando se stessi continuano a seminare il bene con abbondanza e umiltà, senza l’ansia di vedere subito i risultati, quel piccolo seme è destinato a diventare un grande albero.

Questo per dirci che dobbiamo continuare a fare la nostra parte con fede e amore, di continuare a seminare il bene, soprattutto con una testimonianza di vita.

Anche se non vediamo risultati immediati, per cui potrebbe sembrarci di  seminare invano, dobbiamo continuare a vivere di speranza, paragonando la nostra opera proprio al granello di senape, di cui Gesù dice: “E’ il più piccolo di tutti i semi, ma quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante e fa i rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”.

Questa sorte trova riscontro anche nella parabola raccontata dal profeta Ezechiele, udita nella prima lettura, allorquando il Signore dice: “Un ramoscello prenderò dalla cima del cedro… lo pianterò sul monte di Israele… diventerà un cedro magnifico… sotto di lui vi dimoreranno gli uccelli”.

Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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