Testi liturgici: Es 34,4-6.8-9; Dn 3,52-56; II Cor 13,11-13; Gv 3,16-18Per il documento: clicca qui
Quale espressione oggi ci ha colpito ascoltando la Parola di Dio?
Dovrebbe essere, soprattutto, quella che ci fa dire: “Oggi il Signore si è rivolto proprio a me”.
Ed è la verità. Egli rivolge a tutti la stessa parola, ma essa si applica ad ognuno degli ascoltatori in modalità diverse, secondo le disposizioni di animo e le necessità di ciascuno.
Il compito di chi fa l’omelia è quello di sottolineare alcuni aspetti per meglio aiutare ad applicarli.
In questa omelia, quale espressione di oggi prendiamo in considerazione?
Se stiamo celebrando la festa della Santissima Trinità, cioè della famiglia di Dio, siamo invitati ad entrare in questa famiglia, proprio per sapere come è fatta.
Ebbene, troviamo la risposta nelle parole che Dio rivolge a Mosè, quando va a chiedergli perdono per il peccato del suo popolo.
Eccola: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”.
È il comportamento di Dio nei nostri confronti. Esso si rivela in una continua azione di amore e di misericordia, senza limiti.
Il Signore ci vuole veramente bene! Non solo a parole, ma con i fatti, come del resto ha dimostrato.
Ed è quanto Gesù dice a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Il “chi crede in lui” significa chi ascolta lui e si comporta come lui ha insegnato e si è comportato.
La “vita eterna” significa che entriamo a far parte della famiglia di Dio, in una pienezza d’amore, per sempre.
Il catechismo dice che la Santissima Trinità è uno dei misteri della nostra fede, anzi è il principale.
Quando nel linguaggio religioso usiamo il vocabolo “mistero”, vuol sempre significare quello che è il comportamento di Dio nei nostri confronti.
È sempre un comportamento pieno di amore, di un amore tale che umanamente è incomprensibile, perché infinito.
Allora, guardare la Santissima Trinità non è capire qualcosa, ma è contemplare Dio. Egli non ci chiede di essere capito, quanto di essere accolto nell’amore. Infatti, egli è tutto e solo amore, amore purissimo, amore infinito, amore eterno.
Allora, più che capire, si tratta di fare esperienza. Tale esperienza si fa solo quando noi cerchiamo di amare alla maniera di Dio.
Per amare alla maniera di Dio, abbiamo bisogno di non perdere contatti con lui attraverso la preghiera e l’ascolto di lui.
A questo punto concludo, facendo una esortazione.
È importante elevare spesso la lode alla Trinità. Oggi, lo abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale: “A te la lode e la gloria nei secoli”.
Lo abbiamo cantato nei riti di introduzione: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli…”.
Lo proclameremo fra poco nella professione di fede, con la recita del Credo.
Lo confermiamo ogni volta che diciamo: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo…”.
Per tale motivo, ecco perché è anche buona consuetudine che, all’inizio della giornata e di ogni azione, sia fatto il segno della croce, accompagnato dalle parole: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!”.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello