
Testi liturgici: At 2,1-11; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16, 12-15
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Nella devozione popolare è data molto importanza al Natale, un po’ meno alla Pasqua, meno ancora alla Pentecoste. Eppure la Pentecoste è la festa che porta a compimento le altre due. Chi saremmo noi, cosa sarebbe la Chiesa senza lo Spirito Santo?
Se volessimo fare una analogia, dovremmo dire che è simile al nostro corpo se gli mancasse l’anima. Esso sarebbe morto, non sentirebbe, non vedrebbe, non si muoverebbe. E non solo questo, ma in breve tempo andrebbe in putrefazione.
Qual è il compito dello Spirito Santo?
Gesù un giorno aveva detto: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”.
Ebbene, è lo Spirito Santo ad accende tale fuoco, proprio come abbiamo ascoltato: “Apparvero loro lingue come di fuoco … e tutti furono colmati di Spirito Santo”.
Di quale fuoco si tratta?
Ovviamente di quello dell’amore. Sappiamo che la definizione di Dio è quella di essere: “Amore”. Ebbene, egli ci trasmette tale amore mandandoci lo Spirito Santo, il quale non è altro che la personificazione del suo amore.
Qual è la conseguenza di tale presenza, ovviamente se da noi è accettata e fatta operare?
Il brano ascoltato lo ha espressa dicendo: “Cominciarono a parlare in altre lingue … ognuno li udiva parlare nella propria lingua”.
Di quale lingua si tratta?
Si tratta sempre della lingua dell’amore.
In altre parole, anche se siamo diversi per età, per cultura, per professione e per quant’altro, se viviamo amandoci veramente, la vita diviene una bellissima armonia di voci, tanto da intenderci bene vicendevolmente, pur mantenendo una certa diversità di vedute.
Se vogliamo comprendere attraverso ad una immagine, pensiamo ad un complesso musicale; pur avendo strumenti diversi, ne risulta una bellissima armonia, se ognuno compie bene la propria parte in piena attenzione al direttore d’orchestra.
Quali sono, nel nostro caso, gli strumenti da utilizzare per fare una bella armonia?
L’apostolo Paolo li ha elencati, definendoli quali doni dello Spirito, con queste parole: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”.
Non andiamo ora ad analizzare in maniera specifica le varie manifestazioni dei doni, ma certamente essi rendono bella la nostra vita.
Vi è un altra espressione del vangelo su cui vogliamo soffermarci: “Quando verrà lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito”.
È vero! A mano a mano che andiamo avanti nella vita comprenderemo sempre meglio la sua azione. Per riuscire in questo ci viene donata la grazia dei sacramenti.
Ecco allora che nel Battesimo facciamo il primo incontro con lo Spirito Santo, successivamente confermato in maniera più consapevole nella Cresima.
Nell’Eucaristia lo stesso Spirito è invocato sul pane e sul vino perché diventino Corpo e Sangue di Cristo, di modo che abbiamo il necessario nutrimento ed avere più forza nel cammino della vita; ed anche nella Confessione è invocato perché rimetta i nostri peccati e ci dia l’aiuto a non più commetterli.
È pure invocato nel sacramento del Matrimonio perché dia forza alla coppia ed alla famiglia per vivere nell’unità; ed anche nei vari gradi del sacerdozio – diaconato, presbiterato, episcopato – per un retto svolgimento di servizio a favore della Chiesa.
Infine è invocato nell’Unzione degli infermi perché dia la guarigione corporale e la salvezza spirituale.
Veramente lo Spirito Santo è il dono che ci accompagna in ogni passo della vita, anche allo scopo di poter essere suoi testimoni.
Essere testimoni non significa fare capriole o chissà quali stranezze per attirare la gente, ma si tratta di vivere al meglio i doni ricevuti, cioè i doni dell’amore di Dio, perché anche gli altri li possano conoscere ed esperimentare.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello