Epifania
Testi liturgici: Is 60, 1.6; Ef 3, 2-3.6-6; Mt 2, 1-12

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Le varie letture ascoltate durante questo tempo natalizio, hanno voluto farci comprendere che solo il Signore Gesù è la “Luce del mondo”, e che di conseguenza solo in lui vi è la “Verità”. E questo non solo perché la dice, ma perché lui stesso è la Verità in persona. Infatti, è attraverso la sua incarnazione che Dio dimostra la verità in assoluto, quella di amare tutti, indistintamente, e che vuole salvare tutti.
Se in un primo momento potrebbe essere sembrato che questa verità di salvezza fosse limitata al popolo di Israele, perché circoscritta ai pastori, l’episodio di oggi, per la presenza dei Magi, vuol indicarci che è per tutti i popoli di ogni tipo e razza.

Tale verità è ulteriormente affermata da Paolo il quale dice che non solo i giudei ma pure i gentili sono chiamati a salvezza. Ecco le sue precise parole: “Le genti sono chiamate a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo ed essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”.

È per questo motivo che noi, nel salmo responsoriale, abbiamo ripetuto: “Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra”.

Fermiamoci ora a riflettere sulla prima lettura.

Il tema che vi domina è proprio quello della luce, sin dalle prime righe: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te”. E poco dopo: “Cammineranno le genti alla tua luce … guarderai e sarai raggiante …”.

A dir la verità, considerando i tempi che stiamo attraversando, sembra proprio di essere nel buio più profondo; non ci si capisce più nulla, non si capisce dove stia la verità, esperimentiamo di essere sempre più isolati e soli.

Eppure le varie espressioni del brano ci dicono il contrario. Ci dicono che la tenebra che stiamo vivendo passerà. Le notti e le catene della solitudine, della malattia, del lutto, dello scoraggiamento, verranno spezzate dal Signore.

Pertanto, davanti a questa situazione, si tratta solo di coltivare la speranza, basandola sul motivo che il Signore esprime altrove: “Davanti a me un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno”.

Del resto, anche il brano evangelico ci ha riferito che pure i Magi hanno vissuto situazioni analoghe. Vedono la stella e poi non la vedono più. Non per questo si scoraggiano. Vanno ad informarsi, chiedono notizie, anche se purtroppo sono ingannati e non viene detta loro la verità. Pur tuttavia non ci cadono, e siccome sono persone rette e sincere, di fatto riescono a raggiungere la meta.

Una volta incontrato il Salvatore, cosa fanno?

Noi normalmente diciamo che gli offrono i doni; ed è vero, ma non è questa la cosa più importante.

Il vangelo lo esprime con queste parole: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”.

Solo dopo è detto: “Aprirono i loro scrigni e gli offrirono oro, incenso e mirra”.

I doni hanno solo un significato simbolico. Essi nascondono la verità dell’atto di prostrazione e adorazione pocanzi espressa.

L’oro, essendo un dono riservato ai re, è per dire che adorando Gesù lo riconoscono quale re dei re, quale re dell’universo.

L’incenso, che bruciato al fuoco eleva verso l’alto il suo profumo, è per dire che la loro preghiera adorante è come profumo che si eleva in alto, è per dire che lo riconoscono quale vero Dio.

La mirra, che veniva usata nel culto dei morti, è per dire che Gesù, fattosi uomo, è in tutto simile a noi e quindi anche mortale.

Come esercitare ed offrire questi doni anche nella nostra vita?

In quanto oro, riconosciamo Gesù al di sopra di tutti, e pertanto siamo disponibili e aperti alla sua volontà

In quanto incenso non trascuriamo di elevare a lui ogni giorno la nostra preghiera.

In quanto mirra non esitiamo ad offrire a lui tutti i nostri limiti, dolori e sofferenze.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello