Nativita
Testi liturgici: Sir 24,1-4.12-16; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1, 1-18

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Siamo nella seconda domenica dopo natale. Le letture continuano a farci riflettere sui motivi del natale stesso. Tra queste il brano evangelico, ascoltato pure altre volte in questo periodo.
Oggi cosa vogliamo cogliervi da esso e dalle altre letture proposteci?
Vedo molto importante fare nostra la preghiera di Paolo ascoltata alla fine della seconda lettura: “Il Padre della gloria vi dia uno spirito di sapienza per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi”.
Come è importante ottenere il dono della Sapienza!

Tale dono consiste nello stare con Dio e soprattutto nell’avere il gusto nell’assaporare le cose dette da lui, rimanendo quindi fedeli a quanto ci ha insegnato Gesù.

In tale senso la sapienza evangelica non è tanto una cosa che si acquista con lo studio, che si conquista con il solo nostro impegno, ma sta nella capacità di accogliere una persona nella propria vita.

Questa persona è il Figlio di Dio, è Gesù Cristo. Da annotare che egli, oltre che ad essere definito: “Sapienza del Padre”, è pure detto: “Verbo di Dio”, oppure: “Parola di Dio”.

Il Verbo esiste dall’eternità. Nella pienezza del tempo si è incarnato, avendo ricevuto l’ordine del Padre con queste parole: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti”.

Noi credendo a questo abbiamo risposto con il salmo responsoriale: “Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi”.

Di fatto, se uno non possiede il dono della Sapienza, tutto questo è incomprensibile e vano. Infatti, gli manca la luce per rendersene conto.

Ma c’è di peggio, perché per molti c’è anche un rifiuto, come pure abbiamo ascoltato: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… Eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto”.

A chi si riferisce l’Evangelista quando parla di “mondo”?

Si riferisce a quelle persone che, più o meno consapevolmente, si chiudono alla grazia portata da Gesù, sono coloro che non vivono da veri cristiani.

Noi apparteniamo a Gesù o al mondo, lo accogliamo oppure no?

Accogliere Gesù significa entrare in relazione con lui; pertanto, si tratta di non perdere gli appuntamenti con lui. Sono essi che ci aiutano a rimanere nella sua relazione: almeno con la preghiera quotidiana, con l’accostarci ai sacramenti, con il partecipare all’incontro della domenica e delle feste.

Ricolleghiamoci a quanto vissuto tre giorni or sono, all’inizio dell’anno, allorquando è risuonata per noi la benedizione del Signore.

Anche la Parola di oggi, all’inizio della seconda lettura, torna sull’argomento sottolineando la benedizione vicendevole, quella nostra e quella del Signore: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”.

Abbiamo notato bene cosa vuol dirci?

Noi benediciamo lui, rimanendo in relazione con lui, in forza della Sapienza; lui benedice noi sostenendoci giorno dopo giorno.

Perché questo possa avvenire è molto importante e necessario che la stessa cosa avvenga vicendevolmente anche fra di noi.

Purtroppo, i tempi che stiamo vivendo sembrano proprio fatti per farci isolare sempre di più!

Ci aiuti il Signore, anche in tale situazione, a fare sempre quello che è il meglio!

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello