Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 luglio 2024 * S. Arsenio diacono
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Terza avvento C
Testi liturgici: Sof 3,14-17; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18
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Per tre volte nel brano del Vangelo troviamo l’espressione:
“Che cosa dobbiamo fare?”.
Non è forse anche una nostra analoga domanda quando, volendo fare un serio cammino di vita cristiana, diciamo: “Signore cosa vuoi da me?”.
Sappiamo che il tempo di Avvento ci invita ad andare incontro a Gesù che viene ogni giorno e che abbiamo proprio bisogno di incontrare.
Siamo d’accordo, ma abbiamo pure bisogno di indicazioni concrete che ci aiutino a poterlo riconoscere.
Ed allora, cosa fare?

Si tratta di considerare noi stessi come ciechi. Il cieco non vede chi lo accompagna, ma si fida di lui; non ha paura di nulla, lasciandosi condurre da lui sta tranquillo e, proprio per questo, è felice e contento.

Anche noi a volte viviamo una specie di cecità. Non riusciamo a comprendere il perché di tante situazioni dolorose e non gradite che ci capitano nella vita, come se il Signore si fosse dimenticato di noi.

Ebbene, proprio per rassicurarci e rasserenarci su questo, interviene la Parola di Dio di oggi. Essa ancora una volta ci dice che siamo in buone mani, in quelle di uno che vede bene, sia il nostro tempo presente, come quello futuro, ripetendoci: “Non temere! Io sono con voi sino alla fine del mondo”.

Questo richiamo vale anche per ciascuno di noi, perché siamo in qualche modo assediati dai moderni dittatori di turno, ossia da coloro che vogliono paganizzare tutto, relativizzare ogni dottrina, divenire i soli padroni del mondo volendo agire come se Dio non esistesse.

Invece noi cristiani non vogliamo appartenere a questa corrente, vogliamo stare dalla parte di Dio. Per questo motivo siamo e vogliamo essere lieti e contenti, proprio perché siamo in mani sicure. E’ il tema proprio di questa domenica.

Quante volte è stata richiamato questo tipo di letizia! Ecco alcune espressioni.

Nella colletta: “O Dio, fonte della vita e della gioia”.

Nella prima lettura, a coloro che tristemente si erano rassegnati a vivere in schiavitù, il profeta Sofonia assicura: “Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia… non temere… Il Signore tuo Dio in mezzo a te, è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia”.

Nel salmo responsoriale: “Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza… canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo di Israele”.

Nella seconda lettura, San Paolo: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti”.

Nel canto al vangelo: “Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”.

Per applicare concretamente a noi questo stile di letizia, ci basti riflettere un pochino sul brano di san Paolo.

Ci dice di essere lieti perché solo il Signore è la radice di ogni bene. Quindi, se abbiamo Dio con noi, abbiamo tutto.

Cosa ne segue da questa certezza?

Ne segue l’affabilità nei confronti del prossimo, cosa che diviene un fatto normale, perché comunichiamo con serenità quello che abbiamo dentro. La gioia, infatti, è comunicativa, si diffonde per contagio. Una volta gioiosi noi, facciamo gioiosi anche gli altri.

E poi l’espressione: “Non angustiatevi per nulla”, parole che si possono tradurre in maniera più letterale così: “Non coltivate le vostre preoccupazioni”.

Ci sono preoccupazioni nella vita, certo, ma non dobbiamo innaffiarle, concimarle, coltivarle; la nostra vita è nelle mani del Signore.

Quale preoccupazione può dominarci se sappiamo che Gesù è risorto ed è vivo in mezzo a noi?

Ripensiamo alla sua espressione detta pocanzi: “Non temere! Io sono con voi sino alla fine del mondo”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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