Testi liturgici: Gs 24,1-2.15-17.18; Sl 33; Ef 5,21-32; Gv 6,63-68Per il documento: clicca qui
Certamente nello scorrere della vita ci è capitato di ringraziare il Signore per alcune grazie ricevute!
Però, col passare del tempo, subentrando altri interessi e non sempre secondo Dio, dimentichiamo il bene che ci ha voluto e che ci vuole il Signore.
È quello capitato anche al popolo di Israele, come abbiamo ascoltato nella prima lettura. Quella gente, a contatto con altri popoli e conoscendo i loro dei, si era allontanata dal vero Dio, e si era messa a servire gli dei falsi, cioè a comportarsi non secondo la volontà di Dio.
Ecco perché Giosuè raduna il popolo e, in qualche maniera, lo provoca: “Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, scegliete chi volete servire… Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”.
Anche noi, purtroppo e lo ripeto, lungo lo scorrere dei giorni, spesso ci allontaniamo da Dio, seguendo il nostro comodo e i nostri capricci.
Ed ecco che ogni domenica il Signore ci chiama a riunirci come suo popolo. Siamo qui per questo.
Ebbene, attraverso la Parola di Dio ed allo spezzamento della medesima attraverso l’omelia, ci vengono poste domande analoghe e ci viene chiesto di fare delle scelte per la settimana e per la vita.
Qual’ è la nostra risposta?
Abbiamo ascoltato quella di Israele: “Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dei!”. E, pensando alla liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, aggiungono: “Egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custoditi per tutto il cammino. Perciò anche noi serviremo il Signore”.
Quali sono stati i segni della presenza di Dio nella nostra vita?
Cerchiamo di richiamarli alla memoria e ringraziamone il Signore.
Ma, forse, in questa nostra ricerca ci è sfuggito il dono più grande e più importante di tutti: la liberazione dalla schiavitù del peccato con la conseguenza di essere salvati, cosa avvenuta in forza della morte e della risurrezione di Gesù.
Qual è il ringraziamento migliore e più grande che possiamo innalzare per questo?
È quello che stiamo celebrando, è l’Eucaristia. In essa non siamo solo noi a ringraziare. C’è principalmente Gesù che, assieme a noi, ringrazia il Padre.
Dopo questo ringraziamento, Gesù ci invita a nutrirci di lui perché tutta la nostra vita possa proseguire per essere una lode ed un ringraziamento continuo.
Ebbene, questo ci collega al vangelo ascoltato.
In esso è riportata la conclusione del discorso di Gesù sull’Eucaristia, ascoltato nelle domeniche precedenti.
Non a tutti i discepoli confaceva il dover mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Pertanto molti tornarono indietro.
Allora Gesù, volgendosi ai rimasti, chiede loro: “Volete andarvene anche voi?”.
E Pietro, che risponde a nome di tutti: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”.
Veniamo a noi.
Purtroppo, anche oggi ci sono cristiani che non sono d’accordo su tanti comportamenti di vita chiesti da Dio attraverso il magistero della Chiesa; soprattutto a livello di vita coniugale, a livello di rispetto della vita, a livello di onestà.
Non essendo d’accordo e ritenendole troppo rigorose ed esigenti, criticano il magistero della Chiesa e decidono di non seguirle. Non si rendono conto che di fatto lasciano il Signore.
Se invece le mettessero in pratica, si accorgerebbero della forza che sprigionano.
Si tratta dunque di fare un atto di fede e, come Pietro, riconoscere che solo lui ha parole di vita eterna.
Anche se sono difficili da seguire, l’aiuto del Signore non mancherà.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario di San Giuseppe in Spicello