17 Moltiplicazione paniTesti liturgici: 2Re 4,42-44; Sl 144; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15
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Da notare due sproporzioni negli episodi di oggi!
Venti pani d’orzo, cioè la razione per venti persone che, a sua volta, doveva bastare per 100 persone; ebbene, sono bastati, anzi sono avanzati.
Ancora maggiore la sproporzione tra i cinque pani d’orzo che sarebbero dovuti bastare per cinquemila persone; sono bastati, anzi sono avanzati 12 canestri.
Verrebbe da dire che è un grosso miracolo! Ed è vero!
Ma, in cosa consiste? Chi lo ha fatto?
Certamente tutto viene da Dio, ed è lui che fa miracoli!
Ma il miracolo della moltiplicazione è avvenuta anche per la collaborazione delle persone interpellate e coinvolte. Tale collaborazione, con un termine più appropriato, si chiama “condivisione”.
Che sarebbe successo se quell’uomo avesse tenuto per sé i venti pani?
Che sarebbe successo se quel ragazzo avesse tenuto egoisticamente per sé i cinque pani?
Tutti gli altri avrebbero sofferto la fame!
Certo! Non siamo noi, in prima persona, a sfamare; c’è sempre l’intervento essenziale del Signore, il quale, però, chiede sempre la nostra fiducia in lui e la nostra collaborazione.
Che sarebbe successo se quell’uomo non si fosse fidato di Eliseo il quale dice: “Dallo da mangiare alla gente. Così dice il Signore: ne mangeranno e lo faranno avanzare”?
Che sarebbe successo alle cinquemila persone, se gli apostoli non avessero obbedito all’ordine di Gesù: “Fateli sedere”?
Tutti sappiamo come nel mondo ci sono milioni di persone che muoiono di fame.
Tutti, più o meno, siamo anche convinti che i frutti della terra, dono del Signore, basterebbero per tutti se, a loro volta fossero, ben distribuiti.
Purtroppo, manca la condivisione! Troppi ricchi - sia persone, sia istituzioni, sia nazioni - tengono egoisticamente per sé le ricchezze o, peggio, le buttano per interessi di parte!
Però, se ci fermassimo qui, sarebbe solo puntare il dito verso gli altri.
Invece, dobbiamo guardare a noi stessi, perché anche noi, fatte le debite proporzione, entriamo nel numero di coloro che non sanno condividere.
La condivisione richiede la realizzazione su diversi piani.
Certamente su quello economico e sull’aiuto materiale!
Ma sta anche nel dedicare tempo agli altri, nell’ascoltarli e sollevarli dalle loro sofferenze, nello stare più tempo in famiglia, nel dedicarsi di più al coniuge e ai figli, nel lasciar perdere qualcosa di meno importante e dedicare, almeno la domenica, il tempo per l’incontro con il Signore; per una maggiore carità verso gli altri, soprattutto la domenica, proprio in quegli aspetti pocanzi citati. La domenica, infatti, non si limita solo all’andare a Messa, ma chiede anche uno sguardo diverso verso gli altri.
Inoltre, non può mancare nella nostra vita anche il tempo dedicato al così detto volontariato.
Non sono poche le persone che si dedicano a questo, anche se, purtroppo, a volte incontrano quelli che, non comprendendo tale dimensione, dicono e citano un proverbio logoro: “Sarà che il tal dei tali fa servizi per niente! Sarà! Neppure il cane muove la coda per niente!”.
Questa gente non ha capito il senso della condivisione.
La conseguenza?
Nulla si moltiplica nella loro vita. Infatti, sono sempre scontenti e non gli basta mai quello che hanno.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello