Corpus Domini
Santissimo Corpo e Sangue di Cristo B 6 giugno 2021
Testi liturgici: Es 24,3-8; Eb 9,11-15; Mc 14, 12-16.22-26
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Che significato ha il gesto compiuto da Mosè?
Egli ha messo il sangue degli animali sacrificati per metà in catini e per l’altra metà sull’altare. Da notare bene che il gesto ha un significato simbolico. I catini rappresentano il popolo, mentre l’altare rappresenta Dio.
Questo gesto è per dire che si è raggiunta una intesa, una alleanza tra Dio e il suo popolo.
Anche noi utilizziamo gesti analoghi per esprimere una vicendevole intesa. Ad esempio, il darsi la stretta di mano significa che siamo pienamente concordi su quanto abbiamo deciso.

Qual è l’accordo, l’intesa, l’alleanza tra Dio e il suo popolo, espresso con il gesto del sangue?

È descritto proprio nella risposta data dal popolo. Esso riconosce l’amore di Dio e lo ricambia con queste parole: “Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto”.

Ma ora una domanda. Perché questa alleanza è espresso attraverso il sangue?

È da sapere che nella mentalità ebraica il sangue è sede della vita, tanto da dover essere essenziale per la nostra esistenza. Se mancasse il sangue, o se esso fosse ammalato, non potremmo vivere.

È quello che vuol significare il rito compiuto da Mosè. Si tratta della vicendevole intesa fra Dio e il suo popolo che a sua volta assume un carattere di necessità. Da una parte il popolo si impegna ad osservare la legge di Dio, dall’altra il Signore si impegna nel garantire il suo amore, fatto di presenza, di vicinanza, di aiuto, di sostegno, e di cui abbiamo estremo bisogno, perché senza di lui nulla è possibile. Questo non solo per un periodo limitato, ma per sempre, in quanto lui è l’eterno e noi siamo chiamati all’eternità.

Purtroppo, il gesto espresso con il sangue degli animali ha un valore molto relativo in quanto la vita dell’animale è limitata, non è durevole, non è eterna. 

Ci vorrebbe un altro tipo di gesto, ci vorrebbe un sangue di valore eterno. Ed eccolo, è quello stipulato da Gesù Cristo. Lo dicono i vangeli e lo ripetiamo in ogni Messa: “Questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi”.

La cosa è ottimamente espressa anche nella seconda lettura: “Gesù entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri o di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna”.

Se noi siamo invitati, almeno nelle domeniche e giorni festivi, a venire a Messa per celebrare l’Eucaristia, lo è per rinsaldare questo patto di alleanza fatto con il Signore. Per lui non ci sarebbe bisogno perché, essendo l’eterno, non può essere ritirato, però lo diventa per noi, e questo per poterne ricevere i frutti e la forza per rimanervi fedeli.

È qualcosa di analogo al cibo quotidiano di cui abbiamo bisogno per vivere. È vero che la vita viene solo da Dio, però per poterla mantenere dobbiamo nutrirci. Cosa che non solo ci aiuta a mantenerla ma ci dà pure la forza per operare.

Altrettanto vale per il patto di alleanza tra noi e il Signore. Ad esso il Signore rimane certamente fedele. Noi, sino a che siamo in questo mondo, abbiamo bisogno di nutrirci e ricevere forza da lui, proprio per poter anche noi rimanere fedeli. Ecco perché abbiamo bisogno di celebrare l’Eucaristia e di nutrirci di Gesù, che è Pane di vita eterna.

Se questa consapevolezza e la sua pratica vale per ogni giorno, se vale soprattutto per la domenica, vale in maniera del tutto privilegiata in questo giorno denominato per l’appunto: “Festa del Corpo e Sangue di Cristo”.

Ci aiuti il Signore a santificare sempre la domenica.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello