Madre di DioTesti liturgici: Testi liturgici: 2Sam 7,1-5.8-12; Rm 16,25-27; Lc 1,26-38
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A prima vista è buona l’intenzione di Davide, quella di costruire un casa per il Signore e dobbiamo ammetterlo. Però nel contempo potrebbe provenire anche da un certo orgoglio, quello che gli fa credere di essere un uomo arrivato, un uomo potente, un uomo capace di poter fare una cosa così grande che di più non ci potrebbe essere. In altre parole, sembrerebbe proprio che il Signore avesse bisogno del suo intervento.
In realtà è tutto al rovescio, non sarà Davide, ma sarà il Signore a costruire una casa per la sua discendenza.
Di cosa si tratta?
Si tratta di capire che al Signore non interessa una casa di mattoni, ma quella di un casato, di una discendenza, di una comunità fatta di persone.

Ed ecco che il brano evangelico ci ha descritto come è iniziata questa opera del Signore per poterci donare tale casato, una tale discendenza.

Lo farà mandando il suo Figlio Gesù. Sarà lui a creare tale discendenza, consistente in un regno che non avrà fine. Lo aveva già detto a Davide: “Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te e renderò stabile il suo regno”.

La cosa è confermata anche dalla parole dell’angelo alla Vergine Maria: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Concretamente questa casa, questo casato, questa comunità visibile fondata da Gesù Cristo non è altro che la Chiesa, alla quale noi tutti apparteniamo in forza del Battesimo.

A questo punto è doveroso domandarci: Come dobbiamo vivere in questa casa?

Si tratta di vivere facendo anche noi i buoni propositi, come ha fatto Davide, come ha fatto Maria santissima.

L’uno voleva costruire una casa, l’altra voleva tutta consacrarsi al Signore rimanendo vergine.

Il Signore non scarta i loro propositi, fondamentalmente li mantiene ma nel contempo li rettifica secondo il proprio disegno.

Vogliamo applicare a noi ed ai nostri buoni propositi, ai nostri santi desideri?

Quante volte facciamo cose buone per far contento il Signore, sicuri di far bene! Quante volte lo preghiamo perché intervenga ad aiutarci nelle cose buone che facciamo, anche se il più delle volte si limitano solo sul piano temporale e passeggero!

Quante volte dobbiamo pure riconoscere che le cose non vanno come vorremmo, dovendo constatare con ciò che il Signore è di altro avviso!

Ma è proprio qui che entra l’esercizio della fede.

Si tratta di credere che se accettiamo i piani di Dio, anche i nostri buoni propositi e desideri, se sono veramente sono tali, vengono in qualche modo realizzati.

Però, perché questi si possano realizzare, è necessario che anche noi in ogni momento della vita pronunciamo il “sia fatta la tua volontà”, come ha espresso Maria.

E’ vero che tante volte non riusciamo a comprendere il perché di certe nostre situazioni, assolutamente inspiegabili. Eppure, anche attraverso di esse sempre passa l’amore del Signore.

Come comportarci, allora, quando non comprendiamo l’evolversi della storia, sia personale che della società nella quale viviamo?

Dobbiamo continuare a credere che siamo sempre avvolti dall’amore infinito di Dio.

Ecco il Natale, la prova lampante attraverso la quale Dio ci mostra che vuol salvare tutti, vuol stringere gli uomini a sé nella persona di suo Figlio Gesù, rivelando a tutti la sua infinita misericordia.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello